Maricoltura, il conto è troppo salato

ALGHERO. Il suolo pubblico antistante il palazzo dei Congressi di Maria Pia, pur non avendo alcuna funzione pratica per la collettività algherese nonostante l’impianto sia costato una ventina di milioni di euro, ed è tutt’ora inutilizzato, è valutato dal tariffario comunale allo stesso livello dei tavolini dei bar di piazza Sulis. Tale costo superstar è venuto alla luce dopo che la Maricoltura (azienda che opera in acquacoltura) aveva chiesto per una quindicina di giorni di occupare uno spazio di quell’area. Richiesta dettata dall’esigenza di portare a terra le grandi gabbie galleggianti seriamente danneggiate dalle ultime mareggiate nell’inverno scorso e che possono essere riparate soltanto in spazi adeguati. La Maricoltura, i cui soci dopo il disastro provocato dagli agenti atmosferici non vogliono mollare e intendono ripartire pur tra mille nuove difficoltà, presenta richiesta di concessione di suolo pubblico per una quindicina di giorni, giusto il tempo necessario per recuperare le gabbie e così riprendere l’attività. Dal Comune, settore demaniale, arriva il conto: 40 mila euro! Un’altra mareggiata per i soci della Maricoltura Alghero che naturalmente hanno rinunciato a contrarre l’affitto dello spazio e cercheranno ora nuove soluzioni. L’area antistante il Palacongressi si era rivelata utile perchè vicino al mare e facilmente raggiungibile. Ma la disavventura dei soci della società di acquacoltura ha posto comunque un problema alla amministrazione che ragionevolmente deve prevedere anche situazioni di emergenza come quella che ha coivolto gli “allevatori” marini di spigole. E’ il presidente dell’Associazione Acquacoltori Sardi, Mauro Manca, a segnalare al sindaco Marco Tedde che «in una realtà come Alghero gli spazi fruibili a disposizione degli operatori del mondo della pesca e dell’acquacoltura sono praticamente inesistenti». Manca coglie l’occasione per porre il problema evidenziando la mancanza di spazi adeguati all’ormeggio delle imbarcazioni di servizio delle aziende che lavorano in mare «costrette a sistemazioni di fortuna a causa di un utilizzo a volte troppo disinvolto dei porti». E a questo proposito Mauro Manca entra nel merito: «A Fertilia, per fare un esempio - afferma - gli spazi, peraltro esigui, a disposizione delle imbarcazioni da paesca sonmo posti in corrispondenza della gru che viene utilizzata per l’alaggio e il varo delle barche da diporto, nonostante si sappia che le unità da pesca hanno l’esigenza di scaricare quotidianamente il pescato e quindi di usufruire di adeguati spazi di manovra».

- Gianni Olandi


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