I troppi ritardi affondano la pesca sarda

Gli acquacoltori sardi sono vicini al collasso. E non poche sono «le responsabilità» di chi siede negli uffici delle Regione. «Nonostante le continue rassicurazioni da parte dell'assessore Prato, nessuna delle soluzioni prospettate dalla nostra associazione per salvare il comparto dalla crisi è stata portata a definizione», denuncia in una nota l'Associazione acquacoltori sardi, presieduta da Mauro Manca. «Proprio mentre le aziende stanno per sollevare bandiera bianca a causa dell'aggressione di banche e fornitori, dagli uffici regionali continuano a giungere rassicurazioni senza che si intravedano atti concreti».
I RITARDI La drammaticità della situazione, spiega Manca, «vede un fronte di problemi molto vasto, ma la cosa paradossale è che le aziende sono indebitate spesso solo per motivi che dipendono da inadempienze, ritardi o indecisioni imputabili alla Regione». Alcuni sono in attesa «da parecchi anni» della definizione delle pratiche a valere sulla legge 28. Aziende «completate e rese operative» per le quali non è mai arrivato «il saldo delle provvidenze per colpa del palleggiamento di responsabilità e l'assoluta indisponibilità dei vari funzionari succedutisi a sottoscrivere le determinazioni di pagamento, a causa di un difetto di notifica della stessa legge».
L'ATTACCO «Nessuno», incalza Manca, «si interessa del fatto che esistano imprenditori che hanno anticipato denari spesso ricorrendo al credito bancario e rischiano il fallimento, mentre i funzionari pubblici, sicuri del loro stipendio, cercano affannosamente di rimpallarsi responsabilità e competenze». Altre imprese sono nella stessa situazione per il «grave ritardo» relativo alla liquidazione di finanziamenti Por 2004: agevolazioni «non ancora pagate per i numerosissimi passaggi di competenze che hanno visto cambiare in tre anni direttori del servizio pesca (dopo il passaggio di competenze dall'assessorato Difesa Ambiente a quello dell'Agricoltura). Identiche le perplessità anche per il «nuovo soggetto regionale incaricato di definire le istruttorie, ossia l'Argea». Per quanto riguarda invece le calamità naturali, conclude Manca, «anche a causa dei soliti furbi, che con poche centinaia di migliaia di euro di fatturato annuo hanno chiesto indennizzi di oltre dieci volte superiori, la lentezza dei tempi di erogazione sta compromettendo il futuro di alcune fra le più importanti aziende sarde. Le quali, costrette ad affrontare il mare aperto pur di poter lavorare, vengono dimenticate e rischiano la chiusura».

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