Acquacoltura sarda esclusa dagli aiuti

La nuova associazione di categoria chiede alla Regione la modifica di una delibera approvata a febbraio.

Serve un'ancora di salvataggio per l'acquacoltura sarda. E a lanciarla, dopo le scelte del recente passato, dovrà essere la Regione. A chiederlo, in una lettera indirizzata al presidente Ugo Cappellacci e all'assessore all'Agricoltura (con delega alla Pesca) Andrea Prato, è Mauro Manca, presidente della neonata Associazione Acquacoltori Sardi. Nel mirino c'è la delibera dell'esecutivo regionale 10/35 dell'11 febbraio scorso, “Presa d'atto del Programma operativo del Fondo europeo della pesca”. Il documento, «assunto prima della nascita della nostra associazione, ha di fatto cancellato le misure a sostegno dell'acquacoltura e dell'assistenza tecnica - Asse II e V - decretando di fatto», sostiene Manca, «l'individuazione di priorità che vanno esattamente nella direzione opposta di quanto la Commissione europea ha dichiarato anche nella nota diffusa l'8 aprile, che conteneva le comunicazioni della stessa al Parlamento europeo e al Consiglio».
LA POLEMICA «Riteniamo vergognoso», polemizza il presidente di Aas, «il trattamento riservato al settore dell'acquacoltura, che la stessa Commissione europea definisce “il settore chiave”, che rappresenta l'unica risposta valida alla crescente domanda di prodotto ittico ed all'esigenza di “ridurre ed eliminare la pesca eccessiva degli stock selvatici, per giungere ad uno sfruttamento sostenibile dei mari”».
LA RICHIESTA «Reputiamo indispensabile», scrive a Cappellacci e Prato Mauro Manca, «un intervento immediato che porti alla modifica di questi orientamenti al fine di evitare che l'acquacoltura, la pesca in acque interne e l'assistenza tecnica dell'intero comparto siano esclusi, da qui al 2013, dalla possibilità di ricevere un sostegno adeguato all'importanza degli stessi settori produttivi».
SCELTE CONDIVISE L'Associazione Acquacoltori Sardi chiede al nuovo esecutivo di «ristabilire la giusta rotta in materia di produzioni ittiche», attraverso l'individuazione «di nuove priorità che vadano nella direzione degli orientamenti comunitari». Manca parla ancora di «storture» da eliminare immediatamente e chiede «una presenza forte e istituzionalmente riconosciuta della nostra associazione nei tavoli in cui si assumono le scelte politiche. Siamo convinti, infatti, che le scelte strategiche che l'amministrazione regionale assume legittimamente per governare il settore, non possano prescindere», sostiene Manca, «da un confronto con le categorie degli operatori coinvolti, perché altrimenti si rischia di mortificare un importante opportunità di crescita socioeconomica che, nel mondo delle produzioni ittiche, può essere offerta solo dallo sviluppo dell'acquacoltura».


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